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ARLECCHINO: DIO, DEMONE E RE
Autore Chiavarelli E. / Pellini L.
Editore Aseq
Argomento Interpretazioni
Anno ediz. 2016
Pagine 242
Collana
Isbn 8000112440000
Prezzo : € 22,00

Spedito in 5 gg. lavorativi


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BROSSURA
Le radici sciamaniche di un demone portatore di luce:
"La maschera di Arlecchino da Bergamo la cui valenza infera è già notoriamente evocata nel demoniaco Alichino dantesco (XXI Canto dell’Inferno) affonda, in realtà, le sue origini in un ambito primordiale estremamente articolato, rinviante alla sfera sacra degli spiriti degli antenati, dei fenomeni naturali, della fertilità, del calendario e dei riti stagionali. Si tratta di un vero e proprio fiume sotterraneo, sapienziale, alimentato da archetipiche forme di religiosità, da tradizioni ancestrali velate poi, dietro le storie ironiche e divertenti che, veicolate da guitti e attori vaganti, sfoceranno nella Commedia dell’Arte.
L’indagine sull’ambiguo personaggio di Arlecchino stupisce per la ricchezza delle implicazioni simboliche emergenti via via.
L’abito a losanghe colorate pare evocare, ad esempio, «quei tipi buffi degli antichi Galli che facevano ridere i Quiriti girando con abiti fatti di pezze variopinte» simili all’arcobaleno. Tale peculiarità è particolarmente intrigante perché parrebbe sottolineare un’affinità con i tessuti tartans tipici dell’ambito celtico, che celavano il mistero dell’alfabeto sacro: i fili multicolori simboleggiavano, infatti, l’appartenenza ad una stirpe solare come le cordicelle colorate dei quipu incaici.
Analoghe «stoffe variegate» come l’arcobaleno, emblema del collegamento tra cielo-terra-inferi, si offrivano al terribile dio dei morti della tradizione sciamanica: Erlik Khan-Ärlik Qan, vero e proprio antenato clanico – un tempo celeste, poi demonizzato come Lucifero – la cui relazione etimologica e semantica con Arlecchino è già stata ipotizzata.
L’affinità del dio con l’Arcangelo “caduto” non può che sorprenderci perché l’indagine sul nostro demoniaco personaggio conferma in questo, non solo le confuse reminiscenze dei cerimoniali del transito annuale, fase liminale ritenuta pericolosissima in tutta l’antropologia religiosa, ma anche il retaggio dell’infrazione originaria.
L’allusione al “geminus Giano” dio delle Porte dell’Anno, pare fondersi nello Zani (= “Giovannino”) al dualismo di Venere-Lucifero, il «terrificante serpente dalla veste “tinta di colori”» che, mettendo fine ad una paradisiaca era di perfezione causò una scissione nell’integrità del Tempo.
La sovrapposizione simbolica viene suffragata dal mistero della Chasse Allequin, Caccia Selvaggia di cui Re dai molti nomi, paredro di Diana Signora del sabba, è, ancora, Lucifero-Herlequin, altra manifestazione infera del poliedrico Arlecchino.
Il costante riproporsi di queste relazioni suggerisce l’affiorare di un substrato religioso molto arcaico, gravitante intorno al mistero di una trasgressione cosmica che avrebbe compromesso l’armonia primordiale. Ma altri aspetti significativi emergono nel corso dell’indagine quasi a dimostrazione dell’intricato, perenne riattivarsi delle strutture archetipiche dell’immaginario.
Il costume composto di “pezze” variopinte della maschera bergamasca rinvia non solo alla tradizione dei Fool ritenuti “servi di Venere”, ma ricorda ancora un’altra espressione del dualismo primordiale: i Buffoni del Sole. Tra queste figure gemellari, ritualmente in lotta per riscattare la primavera dall’inverno, risaltano i Clowns cecoslovacchi, portatori di fecondità, a cui le donne strappavano brani della veste colorata. Le “pezze”, poste sotto le galline, avrebbero favorito la produzione di uova, simbolo di rinascita."

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